Infiammazione intestinale

settembre 27, 2015

Le Malattie Infiammatorie Intestinali rappresentano un gruppo di patologie che colpiscono sempre più persone ma la loro eziopatogenesi non è ancora completamente conosciuta. Per il loro decorso e la loro sintomatologia risultano particolarmente debilitanti in quanto l’infiammazione della mucosa intestinale porta dolore, crampi addominali, stitichezza alternata a diarrea, (irregolarità intestinale) presenza di muco nelle feci, meteorismo, gonfiore addominale, alitosi, digestione lenta e faticosa.
Quando parliamo di intestino dobbiamo considerare la digestione, processo lungo e impegnativo che coinvolge molti organi; sapere quali organi e come vengono coinvolti nel processo digestivo permette di avere un’idea più chiara e precisa di come intervenire in caso di disturbi digestivi.
Molto più spesso rispetto a quanto ci si aspetti, una causa importante di disturbi è legata ad una cattiva o insufficiente masticazione, segue l’eccessiva assunzione di bevande zuccherate e alcoliche che modificano il fisiologico pH dello stomaco, assunzione eccessiva di grassi e proteine animali, allergie, intolleranze a glutine e lattosio e stress eccessivo.
Altro punto importante è l’eventuale squilibrio nella composizione della flora batterica intestinale la quale porta ad alterazione della produzione di enzimi digestivi, e delle normali condizioni biochimiche, relative a pH e vitamine. Tutto ciò dà origine ad una risposta infiammatoria aumentata. In questa condizione, i villi intestinali non riescono più a garantire il corretto assorbimento dei nutrienti a digestione avvenuta, ed alcune macromolecole riescono ad oltrepassare la barriera intestinale e possono essere identificate come non self, scatenando una risposta immunologica. La perdita di impermeabilità intestinale è data da un indebolimento delle giunzioni tra le varie cellule (tight junction) che permette il passaggio di molecole e alimenti non completamente digeriti. Questa alterazione, denominata sindrome dell’intestino permeabile o “leaky gut” (SAPI o LGS) si accompagna ad uno stato infiammatorio cronico.
Evidenze sperimentali suggeriscono che la disfunzione di queste giunzioni sia concausa dell’insorgenza di malattie infiammatorie immunologiche sistemiche, malattie infiammatorie croniche intestinali, allergie o intolleranze alimentari, fibromialgia, vulvodinia, affaticamento cronico, squilibri ormonali e patologie autoimmuni, (artrite reumatoide, celiachia, tiroidite di Hashimoto).
Lo stress gioca un ruolo fondamentale per il benessere intestinale. Un aumento dello stress psico-fisico si traduce in una alterazione dell’asse ipotalamo-ipofisi surrene con conseguente aumento della permeabilità intestinale, che comporta un’alterazione della funzione di barriera protettiva dall’attacco di agenti esterni, patogeni o inquinanti. E’ presente anche una diminuzione del lume dei microvilli intestinali con diminuito apporto di sangue che provoca alterazione della motilità intestinale e della peristalsi. Alcuni studi suggeriscono che lo stress psicologico sopprime alcuni batteri benefici e che riuscire a mantenere l’ansia e la depressione sotto controllo, possa migliorare l’infiammazione dell’intestino e trattare l’infiammazione nell’intestino può modificare l’umore, modificando la biochimica del cervello (produzione intestinale di serotonina). L’intestino è quotidianamente soggetto ad un lieve grado di infiammazione, dovuto alla presenza di batteri che mantengono attiva l’immunità al suo interno; il problema si presenta quando il grado di infiammazione aumenta al punto tale da non essere più positivo, ma da alterare la barriera e quindi la permeabilità intestinale.
“Che senso avrebbe che il cervello cercasse di tenere d’occhio l’intestino” Lyte.
L’alimentazione è la prima arma in nostro possesso per la gestione o il miglioramento di qualsiasi sintomatologia del tratto gastro intestinale. Esistono cibi che promuovono l’infiammazione e cibi che la attenuano: tra questi ultimi citiamo gli alimenti di origine vegetale quali frutta e verdura di stagione (da preferire quella ricca di fibre solubili come carote, melanzane, zucchine, mele, pere, susine e la frutta secca, senza eccedere), i cereali integrali, le patate, il riso, inoltre, è bene ridurre il consumo di alimenti di origine animale e preferire quelli poveri di grassi. Importante inoltre il contributo di una corretta idratazione, senza esagerare con l’acqua, al fine di evitare una iper-idratazione. I cibi pro-infiammatori sono invece: tutto ciò che è lievitato o fermentato, compresi gli alcolici, il caffè, il tè, i cibi grassi. E’ opportuno non eccedere nel consumo di legumi e di verdura ad alto contenuto di fibre (broccoli, cavoli, lattuga, ad esempio).
Integratori utili possono essere quelli a base di L-Glutammina che concorre a migliorare la riparazione e il ricambio cellulare, insieme a importanti vitamine e minerali come zinco, iodio, selenio, vitamine del gruppo B e vitamina A; da non dimenticare l’utilità degli antiossidanti e di anti-infiammatori naturali (Aloe, curcuma)
Oltre all’integrazione con probiotici (batteri che vanno a ripopolare il tratto gastrointestinale) può essere utile un’integrazione a base di prebiotici, ossia fibre alimentari solubili in grado di favorire la crescita della flora batterica “buona”. Alcuni esempi di prebiotici sono: l’inulina, i frutto-oligo-saccaridi e gli alcol-zuccheri. L’inulina favorisce la crescita di bifidobatteri e lattobacilli nel tratto intestinale. I frutto-oligo-saccaridi (FOS) stimolano la crescita selettiva dei Bifidobatteri, inibendo la crescita dei batteri patogeni, non in grado di rompere i legami chimici dei FOS. Il lattitolo (alcol-zucchero) raggiunge intatto il colon, dove promuove l’acidificazione dell’ambiente, favorendo la crescita dei lattobacilli a discapito dei coliformi putrefattivi.
In caso di difficoltà digestive, come buona regola è sempre importante: limitare la quantità di cibo introdotto ad ogni pasto per non sovraccaricare lo stomaco e rendere il suo lavoro più difficoltoso,
masticare e deglutire lentamente in modo da triturare il più possibile il cibo prima che passi nello stomaco, scegliere il giusto abbinamento di macro-nutrienti pasti ad alto contenuto di grassi e proteine sono più difficilmente digeribili e rallentano la digestione.

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